mercoledì 29 aprile 2009

PEDOFILIA

Leggo sul Corriere.it:

"Il peggio del peggio della pedofilia: video di pedofilia sadica verosimilmente girati durante viaggi di turismo sessuale, con riprese di violenze estreme su bambini e bambine di 4-5 anni imbavagliati e legati. Tre gli arrestati (un impiegato di 57 anni del Bergamasco, un uomo di 42 della provincia di Treviso e un medico sessantenne di Catanzaro) e 69 indagati nell’ambito di un’operazione coordinata dalla procura di Siracusa ed eseguita in sedici regioni italiane dal Nucleo investigativo telematico con l’impiego di 200 persone delle forze dell’ordine.

Nei filmati sequestrati si vedono i volti degli stupratori e tra loro c’è anche una donna. I video sarebbero stati scambiati su internet tra gli indagati, che non sarebbero però gli autori materiali delle violenze. Gli indagati sono per lo più professionisti di età compresa fra i 40 e i 60 anni. Sette di loro in passato sono stati già denunciati per reati sessuali nei confronti di minorenni."

C’è chi propone il carcere a vita, chi la pena di morte e chi la castrazione fisica e/o chimica. Di fronte a tali crimini niente di tutto questo potrebbe bastare. La morte? Solo una consolazione. La castrazione? Un palliativo. Il carcere a vita? Una vacanza.


Quello che sto per esprimere è un pensiero forte, forse fin troppo cattivo. Non vi costringo a leggerlo, siete ancora in tempo a chiudere la pagina o a navigare altrove.

Però prima di esporlo vorrei che per un momento chiudiate gli occhi e pensiate alle atrocità che avete letto nella notizia di sopra, ed immaginiate che la vittima non sia una persona a caso, ma un vostro stretto parente. La vita, a volte, ci mette davanti cattiverie che ci segnano irrimediabilmente, le più indelebili sono quelle che vedono come protagonisti indifesi degli innocenti. La loro vita si trasformerà in un inferno privo di sorrisi e colmo di traumi insuperabili.


Cosa fare?

La legge è legge ed è sbagliato non rispettarla, ma la realtà può presentarci situazioni che ci fanno perdere il lume della ragione.


Esiste una scuola di pensiero che mette in evidenza una tecnica, crudele ma efficace, tesa al recupero immediato di certi individui che si macchiano di crimini tanto deprecabili. Si chiama “metodo Saw”.

Il suo scopo è far apprezzare veramente la vita, la libertà o la famiglia alle persone che hanno commesso atti deplorevoli e lo fa in una maniera sadica ma efficace. Queste “bestie” vengono catturate e poi messe di fronte ad una scelta. Si tratta di scegliere: o muori, o continui a vivere dopo aver affrontato una legge del contrappasso radicale, infallibile, dolorosa, straziante come i contrappassi che Dante descrive all’Inferno.

La persona sottoposta a tale trattamento riceverà una “scossa” che minerà alla radice la sua stessa esistenza, e se riuscirà a salvarsi riscoprirà istantaneamente cosa significa vivere, vivere bene.

A differenza delle tecniche utilizzate da carceri o psicoterapeuti, che hanno come scopo ultimo la reintegrazione del soggetto nella vita civile, percorrendo tappe che richiedono anni di lavoro psichico, il metodo Saw permette la reintegrazione immediata.

Vi faccio un esempio.

Il paziente X è un noto serial-killer che uccide bruciando vive le persone e tagliuzzando con un coltello svizzero i corpi senza vita, il tutto rigorosamente avviene in circa due ore. Il dottor Saw decide di fargli capire che la sua vita è un dono che non può essere utilizzato per compiere tali gesti. A questo punto lo rapisce ed il paziente X si risveglia semi nudo, imbrattato con della gelatina infiammabile cosparsa sul suo corpo. Il dottore decide di “testarlo” collocandolo in una stanza buia, con una candela accesa e una scatola di fiammiferi che servono solo come unica fonte di luce. Sotto i suoi piedi del vetro rotto ricopre tutto il pavimento della stanza, centinaia di numeri sono stati scritti, con caratteri minuscoli, in rosso sui muri, e vi è una cassetta di sicurezza posta al centro della stanza. Il killer viene informato della gelatina infiammabile cosparsa sul suo corpo e che nel suo sangue scorre un veleno a lento rilascio capace di ucciderlo in circa due ore. Deve recuperare il prima possibile l’antidoto dentro la cassetta di sicurezza. La combinazione della cassetta di sicurezza, utile per prendere l'antidoto, è stata scritta sui muri. Il messaggio è chiaro: se vuoi salvarti devi rischiare di morire della stessa morte delle tue vittime. Se non ce la fai perchè il dolore dei vetri sotto i tuoi pieni è insopportabile o se sbagli e una piccola scintilla ti colpisce, avrai fallito. In caso contrario la tua vita non sarà più la stessa, la tua irriconoscenza nei suoi confronti sarà solo un brutto ricordo.


Naturalmente quello che ho scritto non è in linea con il mio reale pensiero, però almeno i lavori forzati vita natural durante ed ergastolo senza nessun tipo di attenuante lo reputo doveroso.




3 commenti:

  1. NOn ho parole. forse per certi animali l'unico metodo è quello che hai descritto. E non so neanche se funziona.

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  2. pedofili..........BASTARDI!

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  3. l'idea non sarebbe male......ma credo sia difficile se non impossibile attuarla.Quella dei lavori forzati sembra la soluzione piu semplice e la piu mortificante alla loro persona(se di persone si puo parlare)Sono d'accordo con te ma per lavori forzati io intendo quelli piu faticosi oltre la possibile resistenza umana.
    Ma la realta e che ci sara sempre qualcuno che fregandosene di tutto ciò fara del male a dei bambini indifesi.

    RispondiElimina

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