martedì 18 agosto 2009

Scarcerata Clotilde Reiss


L'incubo di Clotilde Reiss, la ricercatrice francese arrestata in Iran con l'accusa di aver incoraggiato i rivoltosi contro Ahmadinejad, sembra essere sul punto di finire. Grazie ai contatti tra il presidente francese Sarkozy e il suo omologo siriano Bashar al-Assad infatti, la ragazza è stata rilasciata dietro pagamento di una cauzione (le fonti riportano la cifra di 300 mila dollari). L'intervento della Siria è stato fondamentale, in quanto questo Paese è alleato dell'Iran; lo era stato anche per ottenere il rilascio l'11 agosto di Nazak Afshar, dipendente franco-iraniana dell'ambasciata di Francia a Teheran arrestata per gli stessi motivi delle Reiss.

Ieri Clotilde ha potuto lasciare il carcere per trasferirsi all'Ambasciata francese di Teheran, ma non potrà lasciare il Paese finchè non avrà "provato" la propria innocenza. Certo sarà stato un gran sollievo per lei poter parlare finalmente con il padre Remi per telefono. Di rito, poi, la telefonata con Sarko e moglie. Il presidente francese ha fatto sapere che continuerà ad impegnarsi per la liberazione immediata della studentessa, ma nonostante all'ambasciata francese di Teheran si stia preparando la difesa di Clotilde in tribunale, al momento è impossibile prevedere la data del suo rientro in Francia.

Un avvenimento del genere segna per sempre una persona, specie se vissuto in tali condizioni. Clotilde era andata in Iran perchè amava quei luoghi, quella lingua, quella cultura, e all'improvviso si è ritrovata con le manette ai polsi, capro espiatorio della lotta tra un regime che non lascia spazio all'espressione delle proprie idee e un'opposizione che invece le proprie idee le vuole esprimere, ed a gran voce. Chissà se, una volta tornata a casa e terminata questa terribile vicenda, questa ragazza troverà il coraggio per continuare i suoi studi su quel Paese, le cui autorità l'hanno umiliata e costretta a confessare reati mai commessi.

1 commento:

  1. sono contenta per la Clotilde ma mi intristice il sapere che ci sono luoghi nel mondo dove un semplice scatto fotografico può essere fatale per la propria libertà.

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