mercoledì 12 agosto 2009

SOLIDARIETA' PER CLOTILDE REISS

E’ più di un mese ormai che una ragazza di soli 24 anni si trova in un Paese che non è il proprio, priva di contatti con i suoi cari, in carcere con accuse assurde ed ingiuste. Lei si chiama Clotilde Reiss, è una giovane ricercatrice giunta in Iran per approfondire i propri interessi sulle scienze politiche (dopo essersi laureata in storia alla Sorbona, ha infatto seguito diversi master sulle scienze politiche comparate) e il mondo orientale (tra il 2003 e il 2006 ha conseguito un diploma di lingua e civiltà persiana al prestigioso istituto di studi orientali INALCO).

Perché dunque una studentessa modello, appassionata di cultura orientale, viene arrestata agli inizi del mese scorso? Durante la sua permanenza in Iran, Clotilde insegnava francese, la sua lingua madre, all’Università di Esfahan. Non è una donna politica militante, né una sobillatrice di masse, o una giornalista. La sua unica colpa: aver scattato delle foto col suo cellulare durante le manifestazioni contro la rielezione di Ahmadinejad e averle poi inviate attraverso e-mail a degli amici francesi. Le accuse del tribunale di Teheran, invece: “aver raccolto informazioni, incoraggiato i rivoltosi” ed “aver attentato alla sicurezza nazionale”, reato per il quale si rischia una condanna a morte.

In realtà Clotilde, come altri dipendenti delle Ambasciate suoi connazionali (e non) arrestati e poi rilasciati, rappresenta un simbolo contro cui le autorità iraniane vogliono scagliarsi. Non è la giovane studentessa a costituire un pericolo per la stabilità del Paese, lo è lo sguardo del mondo su di esso, ed in particolar modo quello dei Paesi occidentali come USA, Gran Bretagna, Francia. Bernard Hourcade, fondatore nel 1983 dell’IFRI (Insitute Français des relations internationales), spiega chele autorità iraniane non gradiscono l'idea che stranieri riflettano sul loro sistema politico o che stranieri parlino il farsi”, per questo il numero di studenti e ricercatori stranieri attualmente in scambio in Iran è limitatissimo.

Clotilde ha subito nelle scorse settimane un processo, nel quale ha “confessato” di aver fornito un rapporto all'ambasciata di Francia sulle manifestazioni a Esfahan, ha chiesto perdono al popolo iraniano ed ha aggiunto di aver partecipato alle manifestazioni "per motivi personali", spiegando che si è trattato di "un errore". Ma il processo è stato bollato dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani e dall'opposizione iraniana come "parziale" e fondato su testimonianze estorte anche con la tortura. Gli avvocati della difesa denunciano il mancato rispetto di regole basilari: gli accusati non possono essere incontrati in carcere, non è possibile consultare gli atti di accusa, e non è stato concesso tempo per definire una linea difensiva. Oggi il processo si è concluso, ma la giovane si trova ancora in carcere, e anche se la Francia decidesse di pagare la cauzione per la sua liberazione non avrebbe alcun diritto di lasciare il Paese finchè non verrà emesso il verdetto, ha precisato il procuratore.

Vi invito a visitare il sito di Amnesty International per sottoscrivere un appello alle autorità iraniane in suo favore ed esprimere a Clotilde la vostra solidarietà.

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