lunedì 31 agosto 2009

VOLONTARIO: CHE “PASSIONE”!


Il “volontariato” di protezione civile non è LA PROTEZIONE CIVILE! Ne è solo componente del sistema.

Sento il dovere di intervenire su un aspetto del sociale che, negli ultimi tempi, sta subendo una “escalation” iperbolica. Nascono, crescono e si diffondono associazioni e volontari in un rincorrersi di propositi scarsamente progettati nella effettiva realizzazione e, in ogni caso, condotti in modo tale da creare aspettative per nulla reali e/o realizzabili, sminuendo, di converso, il concetto della solidarietà gratuita che è il cardine essenziale di un volontariato maturo e consapevole, ma soprattutto utile ad una società che continua a dare calci all’etica e alla morale.

Volontariato di protezione civile e servizio civile: overdose di iniziative positive o surrogato di mitigazione delle sempre crescenti contraddizioni sociali? Chi verifica?

Il volontariato è un'attività libera e gratuita svolta per ragioni private e personali, che possono essere di solidarietà, di giustizia sociale, di altruismo o di qualsiasi altra natura. Nasce dalla spontanea volontà dei cittadini di fronte a problemi non risolti, o non affrontati, o mal gestiti dallo Stato e dal mercato.

È regolato da una legge “quadro”: la n. 266 del 1991. La regione Sicilia l’ha recepita con la L.R. n. 22 del 1994. Il servizio civile da nuove specifiche normative di collegamento.

Il volontario si ritiene che potesse essere efficace solo con l’azione attraverso un’organizzazione di aderenti precostituita, comunemente definita “Associazione”. Nel servizio civile partecipa in forma singola e deve avere anche requisiti di età ed essere non occupato. In protezione civile l’essere non occupato cozza con il sistema di organizzazione.

Ma torniamo al volontario di protezione civile. La normativa statale e regionale evidenzia la volontà del legislatore di tenere concettualmente distinto il volontariato "di protezione civile" da quello per così dire "ordinario". E ciò, può aggiungersi bene a ragione, tenuto conto della particolare natura dei fini e dei mezzi del primo (protezione civile), nonché della competenza specifica ad esso richiesta e del relativo aggiornamento, che ne giustificano la "specialità", rimarcata rispetto al volontariato generalmente inteso.

La necessità di “costituirsi” in Organizzazione scaturisce dal fatto che occorre trovare un presupposto di riferimento (responsabile legale) cui attenersi (in maniera quasi militare – catena di comando e controllo) nel momento dell’emergenza, altrimenti, se ognuno pensa di essere in esclusiva il depositario dell’azione, si rischia di cadere nel pallone confusionario ed occorrerà trovare altri volontari per… il nuovo esasperante soccorso!

I compiti delle organizzazioni di volontariato nell’emergenza (ripeto “emergenza”) devono essere individuati nei piani di protezione civile ai vari livelli, in relazione alle tipologie di rischio da affrontare alla natura ed alla tipologia delle attività esplicate dall’organizzazione (chi si sapi fari?). La regola di ingaggio generale è che l’organizzazione (o il singolo aderente) non può intervenire di propria iniziativa, ma solo su richiesta dell’autorità competente (Comune, Provincia e, soprattutto, Regione e Stato) che ne è immediatamente coinvolta dall’evento. In caso eccezionale, possono intervenire qualora si trovino sul luogo al momento del verificarsi dell’evento, nell’assoluta impossibilità di avvisare le competenti autorità, fermo restando l’obbligo di dare immediata notizia alla suddetta autorità (Sindaco in prima istanza). Preceduta, sarebbe l’ottimo, da una efficace pianificazione.

Naturalmente da escludere ogni possibilità di parcheggio in attesa di un posto di lavoro, pubblico o privato, che qualche millantatore continua a propinare. Si può, di converso, accettare la possibilità di migliorare la propria professionalità con le nuove esperienze maturate in questi interventi.

Sono previste forme di rimborso delle spese sostenute (nessun tipo di compenso!) e la possibilità di congedi retribuiti sia per i dipendenti pubblici che privati. Anche per i volontari lavoratori autonomi.

Le organizzazioni posso predisporre attività di esercitazione o altre manifestazioni similari, cooperando in vari modi con le istituzioni e, per questo, possono usufruire dei benefici di legge (rimborsi, congedi pagati, ecc.). Dette manifestazioni debbono essere inserite in un apposito programma che dovrà essere presentato, con molto anticipo, al dipartimento regionale e quello nazionale.

E le recenti “ronde” di “padania” concezione? Niente a che spartire con le organizzazioni di volontari della protezione civile!


Salvatore Maria (Totino) Saia

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