giovedì 17 dicembre 2009

Berlusconi


Ok, mettiamola così: quando si prende la decisione di scrivere su un blog si hanno due possibilità: o si scrive senza alcun senso di responsabilità verso i lettori, oppure si cerca di non buttare sempre tutto in vacca e si prova invece a fare, ogni tanto, un’analisi seria della cronaca. Il blogger, per quanto modesto possa essere il suo seguito, deve infatti assumere la consapevolezza di fare, in qualche modo, opinione ed è quindi mia decidua, basale intenzione non sottrarmi a questo compito, anche a costo di esprimere concetti triti e ritriti su quel cattivo romanzo criminale di cui, bene o male, siamo tutti protagonisti.

Ora, è chiaro che ogni atto di violenza è di per sé esecrabile. Tuttavia, bisognerebbe mettere in chiaro il concetto di violenza stesso che, a mio modesto avviso, non è solo quella che comporta un danno corporale. Infatti, la violenza psicologica è senz’altro condannabile tanto quella “materiale” in senso stretto e non a caso è stato coniato il detto “ferisce più la penna (o la lingua) della spada”, alludendo al fatto che si può rovinare la vita di una persona anche solo pubblicando notizie infamanti sul suo conto.

Giova forse a questo punto ricordare il caso di Adriano Sofri, giudicato uno dei mandanti morali dell’omicidio Calabresi, e per questo condannato a 22 anni di reclusione, sulla base di alcuni articoli apparsi sul periodico Lotta continua, creando così un pericoloso precedente che solo in Italia non ha avuto praticamente nessuna conseguenza per la miriade di attacchi personali che continuano ad essere somministrati ad personam attraverso la strumentalizzazione dell’istigata indignazione delle masse. Inoltre, non è superfluo, anzi, sottolineare un non troppo ardito parallelo con l’attentato del 31 ottobre 1926 contro Benito Mussolini che fu il pretesto per la promulgazione delle leggi fascistissime che prevedevano: l’annullamento dei passaporti; sanzioni contro gli espatri clandestini; soppressione dei giornali antifascisti; scioglimento dei partiti; istituzione del confino e la creazione di una polizia politica segreta [...] ; il 9 v’è la dichiarazione di decadenza dal mandato parlamentare di 120 deputati; il 25 viene istituita la pena di morte per chiunque commetta un fatto diretto contro la vita, l’integrità o la libertà personale del re, della regina, del principe ereditario e del capo del governo, nonché per gli altri delitti contro lo Stato; nella stessa data viene inoltre creato il Tribunale speciale, che entra subito in azione contro la “centrale comunista. [fonte]

Ecco che allora bisognerebbe chiedersi se il detto “chi la fa l’aspetti” dovrebbe essere annoverato tra le grandi leggi della duomodinamica e se non sarebbe anche il caso di mettere un bel bavaglio a tutti coloro i quali fanno della flatulenza verbale una sorta di venticello maligno e sobillatore delle basse, bassissime vie aeree inferiori. Perché se è vero che un’oculata campagna mediatica contro un personaggio pubblico può armare la mano di un folle o presunto tale, è altrettanto vero che non è provabile a priori la malafede di tale attacco a mez zo stampa ed è quindi lecito ammettere la possibilità che i pericoli ventilati siano del tutto concreti e reali. A tal proposito, mi piacerebbe chiedere a qualche prezzolato giornalista, che si strappa le vesti di dosso per difendere il proprio datore di lavoro, se avrebbe gridato allo scandalo anche nel caso d’una serie di attacchi personali a Saddam Hussein, piuttosto che ad Adolf Hitler; o se, diversamente, li avrebbe giudicati doverosi, arrivando persino a giustificare un’eventuale guerra preventiva nei loro confronti.

Altro discorso sono i simboli di violenza e la loro ostentazione sui mass media. Come giudicare, ad esempio, l’atteggiamento di un uomo politico, piuttosto che di un affermato cannoniere, di primo piano non americano che mima il gesto di un mitra verso una giornalista dalla dubbia longevità? Non è forse quello un atto di violenza psicologica spacciato per intrattenimento non richiesto? Io credo di sì.

Dopo queste doverose premesse, eccomi giunto al punto della questione. Perché magari qualcuno dei miei affezionatissimi lettori giunge qui nella speranza di sapere come la penso sul fatto del momento e non trova alcun accenno, andandosene quindi sconsolato a leggere qualche blogger davvero bravo. Ebbene, non rimarrete delusi, ve lo prometto. Vi farò sapere esattamente come la penso.

Ecco, secondo me, non sono del tutto infondate le critiche mosse a Beyoncé Knowles e ad Angelina Germanotta, in arte Lady Gaga. Voglio dire, capisco che il tutto può essere inquadrato nell’allargatissimo concetto di provocazione ed in quello dell’abusata libertà d’espressione, ma c’era proprio bisogno di metterci tutte quelle armi in quel cribbio di videoclip? Non c’è già abbastanza violenza, in questo mondo di ladri? Mah…

Comunque, anche se talvolta Lady Gaga, come in Bad Romance, sembra scimmiottare la già primatissima Dragostea Din Tei di Haiducii, devo ammettere che ha talento e sa vendersi bene. Successi come Just Dance, Poker Face e Paparazzi, tutti al numero uno della Billboard americana, la hanno consacrata come nuova stella del firmamento pop e, se saprà gestirsi, si è praticamente sistemata per tutta la vita. Complimenti.



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