sabato 13 marzo 2010

50 Passi

Abbiamo sempre reputato fondamentale un confronto costante con le idee altrui, anche e soprattutto quando sono diverse dalle nostre. La libertà d'espressione non è un dato di fatto ma una conquista continua che dovrebbe essere sempre garantita. Tuttavia ci chiediamo se qualcosa (il buonsenso per esempio) possa condizionare i continui e regolari testi argomentativi che produciamo durante il giorno, più o meno consapevolmente.

Ci viene in mente in questo momento il caso del direttore del quotidiano “Avvenire” ingiustamente sottoposto ad una gogna mediatica. Il finale è noto a tutti: dimissioni di un direttore colpevole di nulla. Questa storia ci insegna quanto sia complesso il retroscena di un evento che spesso si riduce ad un attacco gratuito ed ingiustificato nei confronti di una persona, non necessariamente colpevole.

Se si abita inoltre a 50 passi da un “chicchessia” con il quale esistono divergenze di pensiero, viene da chiedersi se c’è stato almeno un tentativo di approccio, una volontà di chiarire in maniera diretta prima di fare ricorso a mezzi informativi globali.

Se poi, ad esempio, un articolo che mira a ledere la professionalità di un medico del quale si indicano tutte le estremità, ma senza mai farne il nome, viene pubblicato su Neurology (nota rivista medica internazionale) nascono in noi preoccupanti interrogativi: come mai il direttore del giornale non ha filtrato l’informazione evitando di risalire all’identità del medico in questione, eliminando così ogni possibile ripercussione sulla sua attività? Come mai la rivista sceglie di lasciare che compaia il nome dell’autore e, dal suo canto, l’autore non si firma utilizzando solo uno pseudonimo (un’idea potrebbe essere “paziente innervosito”), se le sue vere intenzioni non sono quelle di “offendere” o di “correre il rischio di fargli del male”, ma mirano soltanto a trovare risposte esaurienti a importanti domande?

Noi non sappiamo perché, ma speriamo che il confronto avvenga tra uomini che vivono in Cristo e che amano lo stesso Dio. Che sia un Dio di comunione e di pace, non di cattive argomentazioni e preoccupanti attacchi.


Stando al racconto della Bibbia, anche Mosè obiettò a Dio che la balbuzie gli avrebbe impedito di essere un buon capo per il proprio popolo, e che forse era meglio scegliere qualcun altro. Ma Dio non lo ascoltò, confermandogli l’incarico.
-S.M.-

Gli amministratori del blog

1 commento:

  1. Salvatore Maria Saia14 marzo 2010 17:13

    Non credo ci sia da “chiarire”. Credo, di converso, che il melenso intervento di questo blog sia del tutto inappropriato. Vi sentite soddisfatti delle Omelie del Parroco? Io no! Punto.
    Con il capo cosparso di cenere enuncio un grande rispetto per la figura del Parroco e del Predicatore!
    E sicuramente sono io il “difficile”.
    Ma se non tenessi a questo aspetto di Fede, sarei semplicemente stato zitto, sarei andato ipocritamente in altre Chiese o avrei fatto dell’altro o, sempre ipocritamente, avrei continuato a frequentare la Chiesa “usufruendo”, come tanti, dei “benefici di apparenza” del cosiddetto “rispetto umano”.
    Non ho bisogno di faccia a faccia. E non credo che la “faccenda” possa riguardarvi nei termini come lo avete posto, cari signori “amministratori del blog” (che poi è “una amministratrice”, lo riconosco nello stile di scrivere).
    Non credo di avere offeso alcuno. E se ho ricorso a questo mezzo non pensate che possa avere le mie buone ragioni? Avevo ed ho solo voglia di sentire “umanità nelle espressioni pastorali di fede”. Se voi li sentite vuol dire che il “diverso” sono io. Il tempo sarà galantuomo!
    Avevo intenzione di affrontare il problema in qualcuno degli incontri promossi, ma la loro conduzione unilaterale, al limite del fondamentalismo, mi ha in un qualche modo impedito.
    Il mio obiettivo era ed è quello di muovere le coscienze, di essere criticato anche, purché se ne parli. Se ho torto lo riconoscerò. Avete paura della bella risposta di Don Roberto Cattaneo? Guardatevi un po’ attorno: la “CHIESA” non è fatta solo di quattro mura o di azioni unilaterali! È fatta di persone, di fedeli... di possibilità di condivisione, accompagnandole fino alla decisione finale che spetta sempre al Parroco!
    Io sono un semplice “parrocchiano”. E se qualcuno ritiene sia necessario “fare un passo”, non spetta certamente a me farlo! Io ho solo voglia di ascoltare anche qualcosa che riguardi la “dottrina che il magistero della Chiesa propone sulla dignità e libertà della persona umana, sull’unità e stabilità della famiglia e sui suoi compiti, sugli obblighi che riguardano gli uomini uniti nella società, come pure sul modo di disporre le cose temporali secondo l’ordine stabilito da Dio”. Semplicemente questo!
    Sarò il “figlio prodigo”?
    “50 passi” è un’espressione altrettanto fuori luogo, peraltro maldestramente copiata da un bellissimo film: non è “una questione personale”! E sa tanto di immedesimazione nell’espressione “i panni sporchi si lavano in casa”. Ma quali panni sporchi? Io non ne vedo.
    Vedo solo una difesa di parte che non aiuta… nessuna delle parti. Se poi riuscite a leggere un po’ di “letteratura religiosa” vi accorgerete che il problema che sollevo non apparterrebbe solo a noi, sempre che esiste, naturalmente!

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