lunedì 1 marzo 2010

"Primo marzo 2010 - Una giornata senza di noi"


Il nostro Paese ha assistito oggi al primo sciopero dei lavoratori immigrati, che costituiscono una fetta importantissima della manodopera italiana. La manifestazione cade in un periodo importante per la nostra società: negli ultimi mesi infatti il risentimento e le ondate di xenofobia hanno riempito le pagine di cronaca dei quotidiani. Basti pensare ai fatti di Rosarno, o di Via Padova a Milano.

Secondo l’ultimo rapporto della Fondazione Ismu gli immigrati in Italia sono oltre 4,8 milioni, circa mezzo milione in più rispetto al 2008. "Senza il contributo determinante dei lavoratori immigrati non sarebbe possibile la produzione di numerose eccellenze del Made in Italy alimentare, dalla raccolta delle mele della Val di Non in Trentino alla mungitura delle mucche da latte per il Parmigiano Reggiano, dalla vendemmia dei vini "Doc" alla cura dei greggi per il pecorino romano fino alla raccolta della frutta Igp dell’Emilia Romagna". È quanto afferma la Coldiretti in proposito, sottolineando che nelle campagne italiane più di un lavoratore su dieci è extracomunitario con circa 30 mila aziende agricole italiane che assumono lavoratori provenienti da Paesi extra-europei.

Ventiquattr'ore senza i lavoratori immigrati, dunque. Può servire a qualcosa? Miglioreranno davvero le condizioni di queste persone, o continueranno ad essere sfruttate e sottopagate? Difficile rispondere. Ma di certo lo sciopero di oggi può essere un segno per far capire il peso della loro assenza; ormai gli immigrati non svolgono solo i "lavori che gli italiani non fanno" e vogliono vedere rispettati i loro diritti. E, azzarderei, forse sono anche stanchi di vedere identificata la loro diversa etnia con violenza e delinquenza. Perchè è su questa linea che spesso ci indottrinano i media.

Ben venga, perciò, lo sciopero...ma poi? Spiega Stefania Ragusa, Presidente del Comitato Primo Marzo 2010: “Adesso si apre la fase delle proposte, la parte “politica” e sara’ molto impegnativa perche’ si trattera’ di scegliere dei contenuti e di lavorare su quelli. La forza di questo movimento e’ nell’essere “meticcio”, ovvero, fatto da italiani e non italiani insieme. Non italiani caritatevoli, non stranieri arrabbiati, ma gente che vive in Italia e pensa sia necessario darsi tutti da fare per evitare che in questo Paese la dimensione del diritto sia completamente massacrata”.

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